Trend di mercato in italia

Come sta andando l’economia del nostro Paese e quali sono i principali trend di mercato rilevabili in Italia? Rispondere ad una domanda del genere è difficile, soprattutto in questo momento.

Eppure, riuscire a fotografare il quadro attuale e a identificare alcune tendenze di sviluppo, per quanto possibile, è importante per chi fa marketing. Ogni strategia di marketing che si rispetti, infatti, parte da una buona analisi di mercato: e i trend di riferimento per qualsiasi settore, anche il più specifico, risentono inevitabilmente della situazione economica generale.

Quadro generale

Complici le attuali tensioni internazionali, le previsioni di fine anno che sembravano confermare la ripresa dell’economia italiana nel 2022 sono state disattese. I dati diffusi a gennaio, infatti, mostravano un PIL in crescita del 6,5% nel 2021 e le stime ISTAT, pur raffreddate dagli effetti del caro energia per famiglie e imprese, indicavano il possibile ritorno del PIL ai livelli pre – pandemia entro fine aprile.

Già a febbraio, però, l’ufficio parlamentare di bilancio aveva previsto la diminuzione della crescita del PIL dal 4,7%, obiettivo fissato dal governo, al 3,9%. Le stime delle agenzie di rating internazionali a marzo sembrano essere ancora meno ottimistiche, con una crescita del PIL per il 2022 stimata al 2,7% (Fitch).

Due fattori, tra gli altri, hanno senz’altro inciso in modo rilevante sul rallentamento dell’economia Italiana:

  • Le difficoltà di approvvigionamento nelle materie prime, che già nel 2021 aveva colpito le imprese produttive e che non accenna a diminuire. I dati riportati dal Sole 24 ore a febbraio indicano che quasi un’azienda italiana su cinque ha difficoltà con le forniture, soprattutto quelle provenienti dall’estero. Un problema che allunga i tempi di consegna e fa aumentare i prezzi, anche per evitare una riduzione insostenibile dei margini. A risentirne, sia il settore manifatturiero che altri ambiti fondamentali per l’economia, come l’edilizia.
  • La crisi energetica in atto, aggravata dal conflitto in Ucraina. Secondo i dati pubblicati da Confartigianato a fine marzo, già a gennaio 2022 i costi energetici per il sistema economico e per le famiglie raggiungevano i 49,2 miliardi di euro. La cifra segna un incremento di 28 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2021, pari a 1,6 punti percentuali del PIL italiano

L’ultima nota mensile diffusa dall’ISTAT rispecchia la situazione appena descritta: a gennaio 2022 la produzione industriale è calata del 3,4% e i consumi delle famiglie dello 0,7%, con una diminuzione rilevante soprattutto nell’acquisto dei beni durevoli (- 5,3%).

Lo stesso documento evidenzia invece una situazione abbastanza stabile per l’occupazione, con una lieve flessione del tasso di disoccupazione rispetto al mese di dicembre 2021 (-0,2%). Le imprese, anzi, indicano un miglioramento delle attese sull’occupazione, con un incremento compreso tra il 2 e il 2,3%.

Trend di mercato principali

Rispetto al quadro economico complessivo, tuttavia, appare significativa proprio la posizione del presidente dell’ISTAT: Blangiardo, infatti, ribadisce che l’incertezza attuale rende impossibile fare previsioni, anche a breve e medio termine.

Difficile dunque sbilanciarsi sui trend di mercato per i prossimi mesi. Proveremo comunque a individuare alcuni, pur tenendo in considerazione che la situazione economica è in continuo mutamento.

  • Per quanto riguarda il settore energetico, preoccupa l’impatto che un eventuale ulteriore inasprimento delle tensioni internazionali potrebbe avere sugli approvvigionamenti. Il 45% del gas importato dall’Italia arriva infatti dalla Russia, con una quota decisamente aumentata rispetto al 27% del 2011. Il Governo ha già anticipato iniziative per differenziare le fonti di approvvigionamento e incrementare la produzione di gas in Italia, ma ci vorrà comunque del tempo prima che gli effetti di un rinnovamento della politica energetica inizino a farsi sentire.
  • Considerando invece l’export, l’effetto della crisi ucraina sulle esportazioni italiane non è così rilevante come si potrebbe pensare. Il blocco delle esportazioni verso Mosca, infatti, non colpisce in modo indiscriminato tutti i settori. L’impatto previsto sul totale dell’export italiano nel mondo è pari all’ 0,06%, secondo i dati del Centro Studi di Confindustria. Alcuni settori, tuttavia, registreranno conseguenze più serie: ad esempio il comparto dei macchinari, specie quelli ad alta tecnologia, come componenti di satelliti, apparecchi di distillazione, componenti di apparecchi a raggi X.
  • Preoccupa di più, invece, il protrarsi dell’aumento dei costi energetici e del prezzo delle materie prime sulle filiere industriali e produttive. Tali elementi, infatti, provocherebbero un diffuso aumento dei prezzi dei prodotti italiani, rendendoli meno competitivi sui mercati internazionali e frenando i consumi interni, con un possibile impatto negativo anche sul valore del risparmio delle famiglie, in termini assoluti. A ribadirlo, anche il Ministero per lo Sviluppo Economico, a inizio marzo.

Di fronte ad una situazione di questo genere, sia per quanto riguarda il quadro economico generale, sia con riferimento ai trend di mercato futuri, la necessità di attivare contromisure significative appare evidente.

Misure a sostegno dell’economia e opportunità per le imprese

Tra gli interventi immediati messi in campo dal Governo c’è il decreto legge entrato in vigore lo scorso 21 marzo per contrastare gli effetti economici ed umanitari della crisi Ucraina. Le misure approvate comprendono, ad esempio:

  • Riduzione delle accise sui carburanti;
  • Bonus sociali per elettricità e gas per ISEE fino a 12.000 euro;
  • Crediti d’imposta a vantaggio delle imprese del 12% per l’acquisto di energia elettrica e del 20% per l’acquisto di gas;
  • Credito d’imposta del 50% sulla seconda rata dell’IMU per il 2021 per le imprese del settore turismo;
  • Misure di integrazione salariale per imprese in situazioni di particolare difficoltà economica.

C’è forte attesa anche per il prossimo Documento di Economia e Finanza che verrà approvato a breve. Da più parti, gli esperti di settore e gli attori del sistema economico chiedono politiche economiche e fiscali espansive per contrastare gli effetti della crisi. Interventi di questo genere, tuttavia, si scontrerebbero con le indicazioni dell’UE, che spinge verso il graduale ritorno di politiche di bilancio più rigorose a partire dal 2023.

Nonostante la situazione, si continua a guardare con fiducia al PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con 41 miliardi di euro stanziati a favore delle imprese. Gli ambiti di investimento principali prevedono contributi, finanziamenti e crediti d’imposta in alcuni ambiti strategici. Tra le misure più significative:

  • Crediti d’imposta a sostegno di investimenti in innovazione, ricerca e sviluppo, acquisto di beni strumentali.
  • Contributi e finanziamenti fino al 40% per le aziende che intendono acquistare macchinari, attrezzature e impianti tecnologicamente avanzati.
  • Risorse a favore dell’export e degli investimenti delle imprese italiane all’estero: finanziamenti e contributi per la digitalizzazione e la sostenibilità delle imprese esportatrici, lo sviluppo di e-commerce all’estero e la partecipazione a fiere ed eventi internazionali.
  • Finanziamenti per l’efficientamento energetico degli edifici pubblici e privati e supporto alla ricerca nel settore energetico.
  • Incentivi per la nascita e lo sviluppo di start up e PMI innovative, oltre che per il sostegno all’imprenditoria femminile e giovanile.
  • Crediti d’imposta, finanziamenti e strumenti di garanzia per l’accesso al credito per le imprese turistiche.
  • Riforme strutturali con impatto sulle imprese. Ad esempio, per citarne alcune, la riforma fiscale, la semplificazione normativa, la riforma della Pubblica Amministrazione e la riforma della concorrenza.

L’economia italiana, come quella di molti altri paesi europei, resta dunque in una situazione di grande incertezza. I trend di mercato individuabili consentono di fare previsioni solo a breve termine e senza sbilanciarsi, e verosimilmente le misure adottate per fronteggiare la crisi nell’immediato non sono destinate a durare.

Tuttavia, gli stanziamenti del PNRR per le imprese saranno una boccata di ossigeno, insieme alle misure analoghe già approvate nella legge di bilancio. Molte delle opportunità citate, infatti, hanno un orizzonte temporale di riferimento più ampio: alcune, poi, sono collegate a riforme pensate per produrre un impatto strutturale nel lungo periodo. Un possibile elemento di stabilità a cui guardare, pur in un quadro economico in continuo mutamento.

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